Ipotermia ed Arresto Cardiaco


Partendo dall’assioma che le linee guida AHA 2015 mettono in categoria I l’applicazione di ipotermia in soggetti colpiti da arresto cardiaco da fibrillazione ventricolare e IIB se in arresto cardiaco da asistolia, non può essere sottaciuto questo recente lavoro di colleghi scandinavi, sicuramente avvezzi al freddo ed abituati a temerlo più che ad amarlo. Dopo aver assoldato un campione di 950 soggetti arrivano a conclusioni diametralmente opposti, concordando che in questi pazienti vada combattuta l’eventuale ipertermia ma per altro NON trovando vantaggi fra la corte sottoposta ad ipotermia a 33-34°C e quella il cui obiettivo era solo l’eutermia. Ovviamente si sono scatenate le discussioni in merito, ma rivedendo le varie tabelle proposte balza all’occhio un altro significativo dato: proprio a partire da 2010 con lo slogan PUSH HARD-PUSH FAST si è attribuito al massaggio cardiaco in prima istanza, secondariamente anche alla defibrillazione precoce, un ruolo chiave ai fini del miglioramento della prognosi di questi pazienti. Si badi bene che il progetto scandinavo ha previsto un follow up a 180 gg che non molti centri applicano di routine. Ebbene essi concludono che gli effetti benefici dell’ipotermia non si appalesano poichè sono mutati gli approcci del bls rispetto ai primi anni 2000, cui si riferivano i primi studi sull’ipotermia.
Non ci aspettiamo rapidamente una parola definitiva in merito, ciò che dobbiamo invece fare nostro è l’importanza di diffondere le manovre di bls ad ampi strati della popolazione, partendo proprio dai più giovani. Non si tratta tanto di rispettare un decreto legge, per altro lacunoso in molti suoi commi e di difficile applicazione se focalizzato fondamentalmente su una obbligatoria dotazione di un dispositivo, il DAE, che monco di una formazione continua, finirà per diventare una sorta di totem anti-iella in molte delle strutture obbligate per legge ad acquisirlo. E’ giusto che un sistema PAD debba far riferimento alla centrale 118 di competenza, non fosse altro per problemi organizzativi, per una distribuzione strategica dei dispositivi, per un periodico allenamento degli operatori, ma nulla vieta a chi nè ha competenze e voglia a spendere qualche ora, affinche almeno il massaggio cardiaco tempestivo, eseguito da laico anche non certificato, possa diventare veramente patrimonio di tutti. Ce lo impongono le statistiche più recenti, ma anche l’etica, che esclude che si possa mercanteggiare a suon di qualche centinaia di euro quando c’è di mezzo la vita umana.